Che la Chiesa abbia problemi di comunicazione sembra essere una delle poche certezze d’oggi. Eppure l’infrangersi delle scelte ecclesiali tra le onde del dibattito pubblico sta assumendo una ripetitività tale che ormai è impossibile non farsi venire il dubbio che qualcosa non vada.
Ed è da qui che sono nati i cosiddetti scivoloni mediatici – da Ratisbona ai lefebrviani passando per il preservativo in Africa per arrivare fino alla questione di Pio XII. In ciascuno di essi non si è quasi mai discusso delle questioni in sé (qualsiasi storico, scienziato o esperto confermerebbe la distanza tra i toni esasperati del dibattito e la realtà delle cose) ma ci si è concentrati nel dare voce al contrasto tra due poli. Da un lato la Chiesa e le sue posizioni, dall’altro di volta in volta il rispetto per le altre religioni, gli assunti della comunità internazionale, i risultati della scienza; come se tutti questi elementi fossero i capisaldi di una cultura compatta e dominante di fronte alla quale la Chiesa si ostina ad opporsi.
Nel frattempo la Chiesa reale, attraverso il suo massimo rappresentante Papa Benedetto XVI, si muove secondo tutt'altra logica. A leggere i discorsi, le catechesi, le encicliche e i messaggi, non si trova la benché minima traccia di un “discorso contro”, piuttosto ci si imbatte in una straordinaria quanto intelligente proposta di significati in positivo sul senso della vita e dell’uomo.
Tanto che il Papa, per coloro che lo ascoltano in presa diretta, più che dedito a una battaglia del passato in difesa di qualcosa, sembra piuttosto concentrato nel costruire il futuro del mondo.La realtà è che l’idea della Chiesa per forza in contrasto con la mentalità contemporanea ha una consistenza pari solo alla carta su cui sono stampati gli editoriali che la fomentano. A darle troppo credito si rischia di fare come quegli ottusi che, concentrati su un’idea fissa, non si rendono conto di ciò che gli accade attorno.
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