lunedì 13 maggio 2013
Comunicare il sociale: il video del panel al Festival del Giornalismo
Ecco il video del panel a cui ho partecipato al Festival del Giornalismo di Perugia. Il mio intervento dal minuto 21 circa.
domenica 5 maggio 2013
lunedì 29 aprile 2013
Al Festival del Giornalismo 2013: Comunicare il sociale... impresa impossibile?
In attesa che pubblichi qualche riflessione scritta su ciò che ho detto al Festival vi trascrivo la diretta twitter a cura di @UNICEF_Italia
venerdì 26 aprile 2013
Creatività al potere: come le storie cambiano il mondo
Creatività al potere. Quello slogan gridato nelle piazze negli anni 60 e 70 da giovani stanchi del grigiore del sistema, si è realizzato: non in esiti direttamente politici ma in quel mondo della produzione televisiva e cinematografica che in tutto il mondo incide sugli stili di vita e sull'immaginario di miliardi di persone.
È questo il punto di partenza del libro di Armando Fumagalli, edito da Lindau e uscito nei giorni scorsi: "Creatività al potere, da Hollywood alla Pixar passando per l'Italia".
Un testo che propone al lettore un percorso di scoperta del mondo della produzione cinematografica e televisiva a partire dal sistema americano, ancora protagonista mondiale ma già da qualche tempo insidiato dal forte sviluppo di mercati emergenti come la Cina o l'India con la vivacissima Bollywood.
Quello di Fumagalli è un vero e proprio racconto, o meglio un multi-racconto: si raccontano le storie di coloro che per lavoro raccontano storie. Ne viene fuori una mappatura interessante dell'intreccio tra potere, economia e creatività che contraddistingue il mondo della produzione. In un percorso che è allo stesso tempo indagine storica, analisi di dati ma anche inchiesta sul campo: l'autore si è spinto fino in Cina per parlare direttamente con i protagonisti.
Un ritratto del sistema che corregge l'idealizzazione del mondo made in USA a cui siamo abituati. Tra le pagine emerge come la concorrenza sia spesso più apparente che reale e che la connessione tra potere politico e Hollywood è un dato evidente.
Ma il testo di Fumagalli non si ferma qui. Docente di semiotica alla Cattolica e consulente da molti anni di case di produzione, l'autore in questo itinerario va delineando gli elementi fondamentali che rendono efficace il prodotto cinematografico e televisivo. Ed è qui che il collegamento tra politica, esigenze economiche e mondo della produzione (simboleggiato negli USA dal triangolo New York, Washington, Los Angeles) si relativizza di fronte all'ingrediente fondamentale e irrinunciabile per la riuscita del prodotto: la "bontà delle storie".
Non bastano investimenti da capogiro, non basta la presenza di una o più star, non bastano le tecniche ormai ben oliate del marketing; alla fine ci vuole una storia convincente, ben raccontata e soprattutto dotata di contenuti universali che colpiscano l'immaginario dell'uomo comune. La creatività al potere insomma.
È qui che Fumagalli cita casi di successo eclatanti come il film francese "Quasi amici" che con un budget di qualche milione e senza star internazionali ha incassato in tutto il mondo cento volte tanto. Ed è sempre a questo filone che l'autore riconduce un certo ritorno alla vitalità del cinema italiano: dal 2004 sono stati ridotti i finanziamenti pubblici ai film, ciò ha costretto molte produzioni a dover avere a che fare in modo più diretto con il pubblico. Risultato: una maggiore attenzione alle storie, alla loro universalità e anche al loro posizionamento, a scapito di un certo elitarismo intellettuale che ha sempre un po' afflitto il cinema nostrano. In questo ha giocato a dire il vero anche il fatto che da tempo Mediaset e Rai si siano dotate di case di produzione cinematografiche specializzate che hanno iniziato a costruire competenze ed esperienza sul campo.
Il libro si chiude in qualche modo con un caso emblematico di "attenzione alle storie": la Pixar. Una casa di produzione che in pochi anni ha infilato una serie di grandi successi entrando in concorrenza con l'oligopolio delle major. Il segreto del successo? Una azienda che ha fatto dello "story first" il suo motto, che è composta da uno staff di persone non provenienti dai grandi centri di potere americani ma dal midwest e dall'entroterra (quindi più vicine all'americano medio), e infine il desiderio di fare film per tutti: a partire dall'immaginario dei bambini ma trattando temi di fondo che intercettano l'interesse degli gli adulti. Chi non si è identificato con woody il giocattolo cowboy vecchio stile di Toy Story che vive la difficoltà di essere messo da parte perché superato? O chi non si è riconosciuto in uno o nell'altro dei personaggi della famiglia di supereroi degli Incredibili, alle prese con i problemi dell'adolescenza dei figli e della mezza età dei genitori?
Creatività al potere è insomma un libro da leggere, anche se non si è addetti ai lavori. Per scoprire cosa si muove dietro quelle storie che, ogni giorno, attraverso la tv o il cinema entrano nella nostra vita, lasciando il segno.
Per maggiori nfo sul libro: http://www.lindau.it/schedaLibro.asp?idLibro=1409
Per maggiori nfo sul libro: http://www.lindau.it/schedaLibro.asp?idLibro=1409
sabato 20 aprile 2013
giovedì 18 aprile 2013
domenica 14 aprile 2013
I scoial network e le cause sociali
Recentemente è stato pubblicato uno studio della Georgetown University sul contributo dei social network nel supporto alle cause sociali (http://waggeneredstrom.com/downloads/DSCA-Summary.pdf). Tra le cause più promosse sui social, nella percezione degli intervistati, sono risultate le cause a favore degli animali (41%), seguite dalle emergenze che riguardano i bambini (37%) e, con un certo stacco, la salute (19%) e i diritti umani (18%). Piuttosto basso l'interesse per problemi come la condizione della donna (7%), i beni culturali e l'arte (3%), i rifugiati (1%).
Qui sotto quelle che gli utenti pensano siano le cause che potrebbero trarre più vantaggio dal supporto dei social network. È interessante notare alcune differenze: i bambini passano al primo posto (37%), seguiti comunque dagli animali (32%); sale la percentuale dei disastri naturali (22%); in generale rimangono simili le percentuali delle diverse emergenze con piccole variazioni. L'attenzione alla donna (6%), all'arte (5%), ai rifugiati (2%), rimangono fanalini di coda.
Per quanto riguarda le modalità di coinvolgimento delle persone le risposte sono particolarmente significative. Sia chi dà supporto online che offline dichiara di venire a conoscenza di cause sociali soprattutto attraverso i social network (da amici e conoscenti che le promuovono). Gli altri canali si avvicinano nelle percentuali: media online, un amico di persona, una mail da una organizzazione, la tv. Da notare due cose: i website istituzionali sono fanalino di coda (19-18%) e in generale chi supporta online è più sensibile ai metodi online (email, siti, ecc) mentre la tv sembra avere la stessa percentuale di incidenza tra off e on (22%).
Qui sotto quelle che gli utenti pensano siano le cause che potrebbero trarre più vantaggio dal supporto dei social network. È interessante notare alcune differenze: i bambini passano al primo posto (37%), seguiti comunque dagli animali (32%); sale la percentuale dei disastri naturali (22%); in generale rimangono simili le percentuali delle diverse emergenze con piccole variazioni. L'attenzione alla donna (6%), all'arte (5%), ai rifugiati (2%), rimangono fanalini di coda.
Per quanto riguarda le modalità di coinvolgimento delle persone le risposte sono particolarmente significative. Sia chi dà supporto online che offline dichiara di venire a conoscenza di cause sociali soprattutto attraverso i social network (da amici e conoscenti che le promuovono). Gli altri canali si avvicinano nelle percentuali: media online, un amico di persona, una mail da una organizzazione, la tv. Da notare due cose: i website istituzionali sono fanalino di coda (19-18%) e in generale chi supporta online è più sensibile ai metodi online (email, siti, ecc) mentre la tv sembra avere la stessa percentuale di incidenza tra off e on (22%).
domenica 7 aprile 2013
Il sorpasso: ovvero lo stile di comunicazione di Papa Francesco
Qualunque spin doctor avrebbe consigliato a Papa Francesco di fare subito qualche gesto di riforma della curia o magari qualche dichiarazione di intenti sullo IOR per riequilibrare l'immagine della Chiesa. Invece, in meno di un mese, è già cambiato tutto nell'opinione pubblica e, paradossalmente, da parte del Papa non c'è stato il minimo accenno alle questioni che sembrano le più controverse e scottanti per la Chiesa.
Il fatto è che Papa Francesco sta realizzando quello che chiamerei "il sorpasso". Chi è abituato ad avere a che fare con i media spesso cade nella convinzione che di fronte a una certa discussione pubblica ci siano solo due opzioni: mettersi "in scìa" con chi ha sollevato il problema (approvando o seguendo le sue motivazioni) oppure lanciarsi all'inseguimento (criticando, controbattendo, rispondendo). Da qui nasce il bailamme mediatico a cui siamo abituati: qualcuno solleva una questione, qualcun altro reagisce, si creano schieramenti, dibattiti, esce un documento compromettente, una frase viene stigmatizzata e così via, la polemica è servita e riempie gli spazi mediatici.
Anche i più grandi esperti di comunicazione di crisi in questi casi hanno diversi ricettari per rispondere in modo efficace, sopire le polemiche, schivare i colpi bassi ecc. Difficilmente si sente qualcuno consigliare ciò che sta facendo Papa Francesco: andare oltre.
Attenzione: non si tratta di un procedere disinteressandosi delle polemiche in corso (questo di fatto non farebbe che alimentarle), non si tratta nemmeno di una strategia evasiva, è piuttosto un sorpasso qualitativo. Papa Francesco sta operando un vero e proprio reframing dell'immagine Chiesa. Lo sta facendo alzando il tiro, rilanciando, ponendosi ad un livello più alto, su una lunghezza d'onda piena di significati umani e di fede così fondamentali e "grandi" da sorpassare in un sol colpo la folla di commentatori che fino a poco fa si stavano inseguendo tra loro sui soliti temi polemici.
Come ha fatto? Con quel mix straordinario di semplicità, empatia, chiarezza di idee e spiritualità che lo contraddistinguono. Non è solo una questione di carattere e non sono nemmeno soltanto i gesti. È una questione di autenticità: Papa Francesco crede in ciò che dice e fa ciò in cui crede. E si vede. La sua vita interiore trabocca all'esterno coinvolgendo chi gli sta attorno. In un mondo iperconnesso, sottoposto a input di ogni genere e abituato atutto, questa è l'unica strada per ottenere autorevolezza. Le polemiche che, fino a tre settimane fa, sembravano l'unica cornice in cui poter descrivere la Chiesa, sembrano oggi rimaste indietro, appaiono quasi piccolezze.
Solo il futuro ci dirà come procederà questo idillio mediatico che si è creato su Papa Francesco. Molto probabilmente arriveranno tempi più difficili, anche perché è nota la dinamica della "massima esaltazione, massima caduta" spesso provocata dai media. Certo è che questo modo di procedere per "sorpassi", puntando su ciò che conta per il bene e lasciando indietro le polemiche, è un grande insegnamento. Non solo per chi si occupa di comunicazione.
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martedì 2 aprile 2013
Il tandem che diventò staffetta
Nel giorno del transito al cielo di Giovanni Paolo II mi viene voglia di commemorarlo con questa bellissima foto assieme al Card. Ratzinger. Credo che non sia possibile pensare a uno senza l'altro: quel tandem formidabile che si era creato sotto il pontificato di GPII si è poi trasformato in una staffetta che ci ha portati fino ad oggi sotto la guida di Papa Francesco. Non dimentichiamo che se oggi siamo dove siamo è grazie a loro due.
Cosa (non) è cambiato da Giovanni Paolo a Benedetto
A questo proposito riporto anche un mio vecchio articolo del 2009 in cui mi occupavo dei "confronti" tra i due.
Cosa (non) è cambiato da Giovanni Paolo a Benedetto
di Bruno Mastroianni, Tempi 7 aprile 2009
Proprio nell’anniversario del transito al cielo di Giovanni Paolo II, il Parlamento belga ha votato una risoluzione per chiedere al governo di protestare contro le frasi di Benedetto XVI sul preservativo. Questa dei governi e delle istituzioni che si sollevano contro le parole Pontefice è di fatto una novità degli ultimi tempi. Sembra quasi che Benedetto XVI stia dicendo cose improvvisamente diverse rispetto al suo predecessore.
In realtà tra i due papi c’è una continuità totale in quanto ai contenuti. Persino sulla lotta all’Aids Giovanni Paolo II diceva le stesse cose. Allora cosa è cambiato? Precisamente il modo di porsi del Pontefice. Papa Wojtyla era capace di gesti significativi e visibili, trasmetteva il cristianesimo con la sua stessa fisicità. Tutti lo ricordano per questa sua carica empatica. Benedetto è diverso. Il suo stile è proporre le verità di fede attraverso la forza dell’intelligenza. Dice le cose chiare e tonde, senza imporle, con un modo di fare pacato e sereno. Fa appello alla razionalità di chi lo ascolta. Presenta il suo messaggio con l’umiltà disarmante di chi ha fiducia negli interlocutori. Di fatto mette in crisi l’indifferenza del politicamente corretto che attanaglia soprattutto l’Europa. Da qui le reazioni istituzionali che, non a caso, vengono soprattutto dal Vecchio Continente. Il confronto con Wojtyla rivela tutt’altro che un Papa meno travolgente. Durante lo scorso pontificato c’era chi definiva il rapporto tra il Papa e il cardinale Joseph Ratzinger un tandem vincente. Il tandem si è evoluto in una straordinaria staffetta.
Proprio nell’anniversario del transito al cielo di Giovanni Paolo II, il Parlamento belga ha votato una risoluzione per chiedere al governo di protestare contro le frasi di Benedetto XVI sul preservativo. Questa dei governi e delle istituzioni che si sollevano contro le parole Pontefice è di fatto una novità degli ultimi tempi. Sembra quasi che Benedetto XVI stia dicendo cose improvvisamente diverse rispetto al suo predecessore.
In realtà tra i due papi c’è una continuità totale in quanto ai contenuti. Persino sulla lotta all’Aids Giovanni Paolo II diceva le stesse cose. Allora cosa è cambiato? Precisamente il modo di porsi del Pontefice. Papa Wojtyla era capace di gesti significativi e visibili, trasmetteva il cristianesimo con la sua stessa fisicità. Tutti lo ricordano per questa sua carica empatica. Benedetto è diverso. Il suo stile è proporre le verità di fede attraverso la forza dell’intelligenza. Dice le cose chiare e tonde, senza imporle, con un modo di fare pacato e sereno. Fa appello alla razionalità di chi lo ascolta. Presenta il suo messaggio con l’umiltà disarmante di chi ha fiducia negli interlocutori. Di fatto mette in crisi l’indifferenza del politicamente corretto che attanaglia soprattutto l’Europa. Da qui le reazioni istituzionali che, non a caso, vengono soprattutto dal Vecchio Continente. Il confronto con Wojtyla rivela tutt’altro che un Papa meno travolgente. Durante lo scorso pontificato c’era chi definiva il rapporto tra il Papa e il cardinale Joseph Ratzinger un tandem vincente. Il tandem si è evoluto in una straordinaria staffetta.
venerdì 29 marzo 2013
Appunti su Papa Francesco
In questi giorni ho raccolto alcune idee su Papa Francesco che condivido qui. Sono solo appunti ma credo che possano essere utili.
La rivoluzione che sta compiendo Papa Francesco è quella del Vangelo che da duemila anni capovolge la mentalità di ogni epoca
Quando si parla di "Francesco il rivoluzionario" biosgna capire di che rivoluzione stiamo parlando. La rivoluzione è quella del Vangelo, cioè la distanza che è sempre presente tra gli insegnamenti di Gesù e la mentalità corrente. Questo era vero duemila anni fa come oggi. La Chiesa ha il compito di mantenere costantemente viva questa rivoluzione, che è la conversione a cui tutti siamo chiamati. Se dimentichiamo questa prospettiva riduciamo Papa Fancesco a una specie di "gesticolatore" innovativo, ci fermiamo al dito mentre lui sta indicando la Luna (Dio).
Ci sono i poveri di soldi ma ci sono anche i poveri d'amore e di felicità
Papa Francesco ha nel cuore tutte le povertà. E' giusto dire che Papa Francesco è amico dei poveri ma non bisogna dimenticare chi sono i poveri. Non solo gli indigenti in senso economico (che vengono per primi), nel mondo ci sono povertà terribili anche in coloro che hanno i soldi: pensiamo alla solitudine, alle rotture familiari, alle infelicità che si creano in chi è lontano da Dio. Lui stesso ha fatto riferimento a questa povertà spirituale causata dalla "dittatura del relativismo" (citando in questo Benedetto XVI). Papa Francesco è vicino e vuole arrivare a tutti i poveri, senza trascurare nessuno.
Lo Spirito Santo ha battuto i media
Papa Francesco è stato scelto dai cardinali con quel criterio di fede e ricerca della santità che è l'unico vero parametro che guida la Chiesa. Non è strano che i pronostici giornalistici non abbiano potuto prevedere l'esito: in conclave non sono mai i criteri prettamente umani a guidare l'operato dei cardinali ma tutti, con fede, si rivolgono allo Spirito Santo per fare la scelta migliore per il bene della Chiesa. Ci aspettavamo un governatore, un giovane, un poliglotta con sguardo internazionale. I cardinali invece hanno semplicemente eletto il più "santo" tra loro, probabilmente pensando: "chi di noi è il miglior pastore?".
Confronti fra i due papi
I confronti sono fisiologici: ai giornalisti viene spontaneo descrivere qualcosa facendo riferimento a ciò che è più vicino. In questo caso Benedetto XVI. I due papi in effetti sono caratterialmente molto diversi. Non solo, Francesco sembra anche aver dato una sorta di nuovo stile alla Chiesa che dopo due settimane sembra già tutta un'altra cosa. Nel tempo e con calma ci accorgeremo sempre di più come, in realtà, in Papa Francesco ci sia molto Benedetto XVI. Ratzinger, come Papa ma ancor prima quando era cardinale, ha puntellato teologicamente ogni intuizione di Giovanni Paolo II facendone dottrina della Chiesa. Ora Papa Francesco, forte di quel patrimonio, può procedere senza esitazione a trarne frutto. C'è come un ponte iniziato da Giovanni Paolo II e continuato da Benedetto XVI che ora ha un pilastro in più: Papa Francesco che ne sta proseguendo la costruzione.
I problemi della Chiesa
C'è una certa pigrizia intellettuale nel pensare che tutti i problemi della Chiesa siano dentro le mura del Vaticano. La Chiesa è grande, è in tutto il mondo, si occupa di fede e di evangelizzazione. Al giorno d'oggi stanno accadendo cose epocali: dagli effetti della crisi economica e della secolarizzazione in Occidente, al boom economico e di conversioni a cui si assiste in certi paesi asiatici (vedi la Corea), fino ad arrivare alla sfida ecumenica dell'unità tra i cristiani e il rapporto con l'Islam. La curia e le questioni organizzative (che andranno senz'altro affrontate) sono la parte "minore". Se ci fermiamo a quelle, ci stiamo preoccupando della polvere sui monitor della cabina di regia mentre il programma sta andando in onda in mondovisione.
La Chiesa autoreferenziale si ammala
Il male della Chiesa individuato dal Papa non è organizzativo o amministrativo ma è nello spirito: egli pensa che se la Chiesa rimane autoreferenziale si ammala. Non è solo una questione di gerarchia ma di tutti i fedeli: il Papa ha invitato ad uscire da se stessi, andare verso le periferie, non solo quelle geografiche, ma quelle esistenziali. Ecco quindi il "programma di governo" di Francesco: ritornare all'essenza della missione evangelizzatrice della Chiesa. Una Chiesa mossa dallo zelo apostolico, presente, che non si chiude in se stessa ma va incontro agli uomini nel mondo, portando a tutti "un raggio dell'amore di Dio".
Pace, povertà, creato: la riconquista dei temi globali
È stato interessante che sia con i giornalisti, sia con il corpo diplomatico, Papa Francesco abbia indicato questi come temi fondamentali del suo pontificato. Se ci pensiamo bene sono temi che per molto tempo sono rimasti appannaggio di correnti contemporanee più o meno ideologiche. Basti pensare al pacifismo, al movimento no global e all'ecologismo. Sembra che Francesco voglia proprio "andare a riprendersi" quei temi, riportandoli nella prospettiva del cristianesimo. In questo ricorda Giovanni Paolo II che nel suo viaggio in Francia spiazzò tutti dicendo: "liberté, fraternité, egalité". Il Papa non si stava piegando alla rivoluzione francese ma ne stava riconquistando quei valori che sono radicati nel cristianesimo. Ricorda anche Benedetto XVI e il suo continuo insistere sull'importanza della ragione aperta alla fede, per riconquistare quel principio che sembrava essere diventato appannaggio unico dell'illuminismo. Ecco credo che Papa Francesco voglia fare proprio questo con la pace (che non è solo assenza di conflitti politici), con la povertà (che oltre ad essere indigenza è spesso povertà dello spirito) e con il creato (che non è solo l'ambiente ma il luogo che dobbiamo custodire perché è dono di Dio), dando a questi temi risposte secondo una prospettiva cristiana e non solo politico-ideologica.
La rivoluzione che sta compiendo Papa Francesco è quella del Vangelo che da duemila anni capovolge la mentalità di ogni epoca
Quando si parla di "Francesco il rivoluzionario" biosgna capire di che rivoluzione stiamo parlando. La rivoluzione è quella del Vangelo, cioè la distanza che è sempre presente tra gli insegnamenti di Gesù e la mentalità corrente. Questo era vero duemila anni fa come oggi. La Chiesa ha il compito di mantenere costantemente viva questa rivoluzione, che è la conversione a cui tutti siamo chiamati. Se dimentichiamo questa prospettiva riduciamo Papa Fancesco a una specie di "gesticolatore" innovativo, ci fermiamo al dito mentre lui sta indicando la Luna (Dio).
Ci sono i poveri di soldi ma ci sono anche i poveri d'amore e di felicità
Papa Francesco ha nel cuore tutte le povertà. E' giusto dire che Papa Francesco è amico dei poveri ma non bisogna dimenticare chi sono i poveri. Non solo gli indigenti in senso economico (che vengono per primi), nel mondo ci sono povertà terribili anche in coloro che hanno i soldi: pensiamo alla solitudine, alle rotture familiari, alle infelicità che si creano in chi è lontano da Dio. Lui stesso ha fatto riferimento a questa povertà spirituale causata dalla "dittatura del relativismo" (citando in questo Benedetto XVI). Papa Francesco è vicino e vuole arrivare a tutti i poveri, senza trascurare nessuno.
Lo Spirito Santo ha battuto i media
Papa Francesco è stato scelto dai cardinali con quel criterio di fede e ricerca della santità che è l'unico vero parametro che guida la Chiesa. Non è strano che i pronostici giornalistici non abbiano potuto prevedere l'esito: in conclave non sono mai i criteri prettamente umani a guidare l'operato dei cardinali ma tutti, con fede, si rivolgono allo Spirito Santo per fare la scelta migliore per il bene della Chiesa. Ci aspettavamo un governatore, un giovane, un poliglotta con sguardo internazionale. I cardinali invece hanno semplicemente eletto il più "santo" tra loro, probabilmente pensando: "chi di noi è il miglior pastore?".
Confronti fra i due papi
I confronti sono fisiologici: ai giornalisti viene spontaneo descrivere qualcosa facendo riferimento a ciò che è più vicino. In questo caso Benedetto XVI. I due papi in effetti sono caratterialmente molto diversi. Non solo, Francesco sembra anche aver dato una sorta di nuovo stile alla Chiesa che dopo due settimane sembra già tutta un'altra cosa. Nel tempo e con calma ci accorgeremo sempre di più come, in realtà, in Papa Francesco ci sia molto Benedetto XVI. Ratzinger, come Papa ma ancor prima quando era cardinale, ha puntellato teologicamente ogni intuizione di Giovanni Paolo II facendone dottrina della Chiesa. Ora Papa Francesco, forte di quel patrimonio, può procedere senza esitazione a trarne frutto. C'è come un ponte iniziato da Giovanni Paolo II e continuato da Benedetto XVI che ora ha un pilastro in più: Papa Francesco che ne sta proseguendo la costruzione.
I problemi della Chiesa
C'è una certa pigrizia intellettuale nel pensare che tutti i problemi della Chiesa siano dentro le mura del Vaticano. La Chiesa è grande, è in tutto il mondo, si occupa di fede e di evangelizzazione. Al giorno d'oggi stanno accadendo cose epocali: dagli effetti della crisi economica e della secolarizzazione in Occidente, al boom economico e di conversioni a cui si assiste in certi paesi asiatici (vedi la Corea), fino ad arrivare alla sfida ecumenica dell'unità tra i cristiani e il rapporto con l'Islam. La curia e le questioni organizzative (che andranno senz'altro affrontate) sono la parte "minore". Se ci fermiamo a quelle, ci stiamo preoccupando della polvere sui monitor della cabina di regia mentre il programma sta andando in onda in mondovisione.
La Chiesa autoreferenziale si ammala
Il male della Chiesa individuato dal Papa non è organizzativo o amministrativo ma è nello spirito: egli pensa che se la Chiesa rimane autoreferenziale si ammala. Non è solo una questione di gerarchia ma di tutti i fedeli: il Papa ha invitato ad uscire da se stessi, andare verso le periferie, non solo quelle geografiche, ma quelle esistenziali. Ecco quindi il "programma di governo" di Francesco: ritornare all'essenza della missione evangelizzatrice della Chiesa. Una Chiesa mossa dallo zelo apostolico, presente, che non si chiude in se stessa ma va incontro agli uomini nel mondo, portando a tutti "un raggio dell'amore di Dio".
Pace, povertà, creato: la riconquista dei temi globali
È stato interessante che sia con i giornalisti, sia con il corpo diplomatico, Papa Francesco abbia indicato questi come temi fondamentali del suo pontificato. Se ci pensiamo bene sono temi che per molto tempo sono rimasti appannaggio di correnti contemporanee più o meno ideologiche. Basti pensare al pacifismo, al movimento no global e all'ecologismo. Sembra che Francesco voglia proprio "andare a riprendersi" quei temi, riportandoli nella prospettiva del cristianesimo. In questo ricorda Giovanni Paolo II che nel suo viaggio in Francia spiazzò tutti dicendo: "liberté, fraternité, egalité". Il Papa non si stava piegando alla rivoluzione francese ma ne stava riconquistando quei valori che sono radicati nel cristianesimo. Ricorda anche Benedetto XVI e il suo continuo insistere sull'importanza della ragione aperta alla fede, per riconquistare quel principio che sembrava essere diventato appannaggio unico dell'illuminismo. Ecco credo che Papa Francesco voglia fare proprio questo con la pace (che non è solo assenza di conflitti politici), con la povertà (che oltre ad essere indigenza è spesso povertà dello spirito) e con il creato (che non è solo l'ambiente ma il luogo che dobbiamo custodire perché è dono di Dio), dando a questi temi risposte secondo una prospettiva cristiana e non solo politico-ideologica.
mercoledì 20 marzo 2013
venerdì 15 marzo 2013
giovedì 14 marzo 2013
Quel "buonasera" che ha spiazzato l'intero sistema
Le previsioni sono saltate. Gli schemi, gli schieramenti, le dotte analisi: tutto da rileggere e archiviare sotto il genere "non ci abbiamo capito nulla".
Diventa Papa Francesco il Card. Jorge Mario Bergoglio. Inizia il suo pontificato con un "buonasera" che in un sol colpo spazza via pagine su pagine, servizi su servizi. E' curioso pensare che molti di noi fino a pochi minuti prima eravano impegnati in qualche intervista a rispondere a domande come: "crede che le evidenti lotte e divisioni che ci sono nella Chiesa riusciranno a risolversi?", oppure: "chi prevarrà al Conclave i 'curiali' o i 'riformatori'"... poi l'annuntio vobis gaudium magnum, è Bergoglio, Francesco.
In Piazza c'è stato un momento di smarrimento. Ma come? Dopo tutte le liste di papabili, dopo le classifiche con tanto di "in salita", "stabile", "in discesa"? Dopo tutto questo, decine di migliaia di lettori hanno avuto una doccia fredda: tutte chiacchiere.
Grazie Papa Francesco, abbiamo iniziato bene questo Pontificato.Volevamo il governatore, il giovane, l'innovatore. I signori cardinali invece hanno seguito l'unica logica che da due millenni manda avanti la Chiesa: hanno scelto il più santo tra loro.
So che è dissacrante ma a me viene in mente l'ultima scena del film Matrix in cui l'eletto si rivolge ai "gestori robotici della realtà" avvisandoli che è finito il loro controllo e che da domani tutto sarà possibile. Ecco, inizia il pontificato di Papa Francesco e, a schemi mediatici saltati, possiamo veramente ricominciare a pensare a ciò che è veramente importante.
Intanto il Papa, come primo atto di governo, ci ha invitato a pregare.
Diventa Papa Francesco il Card. Jorge Mario Bergoglio. Inizia il suo pontificato con un "buonasera" che in un sol colpo spazza via pagine su pagine, servizi su servizi. E' curioso pensare che molti di noi fino a pochi minuti prima eravano impegnati in qualche intervista a rispondere a domande come: "crede che le evidenti lotte e divisioni che ci sono nella Chiesa riusciranno a risolversi?", oppure: "chi prevarrà al Conclave i 'curiali' o i 'riformatori'"... poi l'annuntio vobis gaudium magnum, è Bergoglio, Francesco.
In Piazza c'è stato un momento di smarrimento. Ma come? Dopo tutte le liste di papabili, dopo le classifiche con tanto di "in salita", "stabile", "in discesa"? Dopo tutto questo, decine di migliaia di lettori hanno avuto una doccia fredda: tutte chiacchiere.
Grazie Papa Francesco, abbiamo iniziato bene questo Pontificato.Volevamo il governatore, il giovane, l'innovatore. I signori cardinali invece hanno seguito l'unica logica che da due millenni manda avanti la Chiesa: hanno scelto il più santo tra loro.
So che è dissacrante ma a me viene in mente l'ultima scena del film Matrix in cui l'eletto si rivolge ai "gestori robotici della realtà" avvisandoli che è finito il loro controllo e che da domani tutto sarà possibile. Ecco, inizia il pontificato di Papa Francesco e, a schemi mediatici saltati, possiamo veramente ricominciare a pensare a ciò che è veramente importante.
Intanto il Papa, come primo atto di governo, ci ha invitato a pregare.
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sabato 9 marzo 2013
E tu sapevi di essere un elettore?
Altro che extra omnes, dentro la Sistina ci saremo tutti:
"la Chiesa è unita in modo del tutto particolare con i sacri Pastori e specialmente con i Cardinali elettori del Sommo Pontefice, e implora da Dio il nuovo Papa come dono della sua bontà e provvidenza. Infatti, sull'esempio della prima comunità cristiana, di cui si parla negli Atti degli Apostoli (cfr 1, 14), la Chiesa universale, spiritualmente unita con Maria, Madre di Gesù, deve perseverare unanimemente nell'orazione;
così l'elezione del nuovo Pontefice non sarà un fatto isolato dal Popolo di Dio e riguardante il solo Collegio degli elettori, ma, in un certo senso, un'azione di tutta la Chiesa.
Stabilisco perciò che in tutte le città e negli altri luoghi, almeno i più insigni, appena avutasi notizia della vacanza della Sede Apostolica e, in modo particolare, della morte del Pontefice, dopo la celebrazione di solenni esequie per lui, si elevino umili e insistenti preghiere al Signore (cfr Mt 21, 22;Mc 11, 24), affinché illumini l'animo degli elettori e li renda così concordi nel loro compito, che si ottenga una sollecita, unanime e fruttuosa elezione, come esige la salute delle anime ed il bene di tutto il Popolo di Dio.
così l'elezione del nuovo Pontefice non sarà un fatto isolato dal Popolo di Dio e riguardante il solo Collegio degli elettori, ma, in un certo senso, un'azione di tutta la Chiesa.
Stabilisco perciò che in tutte le città e negli altri luoghi, almeno i più insigni, appena avutasi notizia della vacanza della Sede Apostolica e, in modo particolare, della morte del Pontefice, dopo la celebrazione di solenni esequie per lui, si elevino umili e insistenti preghiere al Signore (cfr Mt 21, 22;Mc 11, 24), affinché illumini l'animo degli elettori e li renda così concordi nel loro compito, che si ottenga una sollecita, unanime e fruttuosa elezione, come esige la salute delle anime ed il bene di tutto il Popolo di Dio.
Raccomando questo in modo vivissimo e cordialissimo ai venerandi Padri Cardinali che, a ragione dell'età, non godono più del diritto di partecipare all'elezione del Sommo Pontefice. Per lo specialissimo vincolo con la Sede Apostolica che la porpora cardinalizia comporta, si pongano alla guida del Popolo di Dio, radunato particolarmente nelle Basiliche Patriarcali della città di Roma ed anche nei luoghi di culto delle altre Chiese particolari, perché con la preghiera assidua ed intensa, soprattutto mentre si svolge l'elezione, si ottengano dall'Onnipotente Iddio l'assistenza e la luce dello Spirito Santo necessarie ai Confratelli elettori, partecipando così efficacemente e realmente all'arduo compito di provvedere la Chiesa universale del suo Pastore."
tratto dalla Universi dominici gregis, n.83, 84a
giovedì 28 febbraio 2013
Da un giornalista (anonimo) a Benedetto XVI
Alle ore 20.00 di oggi, 28 febbraio 2013, in coincidenza con la fine del pontificato di Benedetto XVI ho ricevuto questo messaggio anonimo firmato semplicemente: "un giornalista". Lo pubblico qui di seguito:
Caro Benedetto XVI,
hai iniziato il pontificato come "umile operaio" nella vigna del Signore e lo finisci come "semplice pellegrino che inizia l'ultima tappa del suo pellegrinaggio sulla terra", dandoci una (ultima?) grandissima lezione.
Ti abbiamo chiamato pastore tedesco, panzerkardinal, papa teologo, timido, isolato, abbiamo detto: "non è come il predecessore". Ti abbiamo accusato, abbiamo commentato ogni tua scelta come se avessimo saputo cosa fosse meglio fare. Ci siamo sbagliati molte volte.
In molti ci siamo anche sforzati di raccontarti nel modo che meritavi ma non era facile con quel clima di concorrenza e di crisi del sistema. Siamo stati spesso superbi, superficiali, increduli. Non ti abbiamo letto fino in fondo, abbiamo fatto titoli avventati. Abbiamo cercato nei tuoi capolavori di catechesi qualcosa ad effetto, qualcosa da "stirare" sui giornali. Ti abbiamo dato del "freddo", del "debole", del "malaticcio". Abbiamo toppato un sacco di volte. Qualche altra ci abbiamo anche preso.
E tu come ci ha ripagato? Come solo un padre sa fare con dei figli adolescenti (questo siamo, soprattutto noi giornalisti) che sa tacere, perdonare, scusare, passare oltre, paziente.
Ora non è più nostro compito occuparci di te. Ora se ne occuperà la Storia. Si inizierà a far luce sull'enorme Papa che sei stato. Si ricomincerà a leggerti senza la foga del take d'agenzia, senza la pressione di trovare qualche notizia. Inizieremo a realizzare che eravamo di fronte a uno dei più grandi Papi degli ultimi secoli.
E la cosa sarà pubblica, si diffonderà, sarà inarrestabile, travolgente. Attraverserà la Chiesa, il mondo, l'umanità intera. Molti riscopriranno il senso del Concilio Vaticano II, l'amore per il catechismo, la fedeltà al Vangelo, al Romano Pontefice. Il rapporto con Gesù, la Verità, il dialogo con Dio, la devozione alla Madonna. Tutte quelle cose che credevamo ormai perse per strada e che invece sono, ora e per il futuro, la vera vita della Chiesa. Torneremo ad avere una grande voglia di confessarci. Torneremo ad avere voglia di innamorarci di Dio, tutti, più che mai. Torneremo a convertirci.
E se a quel punto qualcuno, magari con fare esperto, ancora dirà: "Benedetto XVI non riuscì a fare la riforma della Chiesa", avrà bucato la più grande notizia della storia. Perché quella riforma è in atto già da un pezzo, si tratterà solo di saperne scorgere i frutti nel futuro. Saremo cronisti abbastanza svegli?
Grazie Benedetto XVI che invece di stare appresso a noi - sempre un po' succubi dell'ultima attualità - hai rivolto i tuoi sforzi prima di tutto verso il bene dell'umanità e della Chiesa.
un giornalista
Caro Benedetto XVI,
hai iniziato il pontificato come "umile operaio" nella vigna del Signore e lo finisci come "semplice pellegrino che inizia l'ultima tappa del suo pellegrinaggio sulla terra", dandoci una (ultima?) grandissima lezione.
Ti abbiamo chiamato pastore tedesco, panzerkardinal, papa teologo, timido, isolato, abbiamo detto: "non è come il predecessore". Ti abbiamo accusato, abbiamo commentato ogni tua scelta come se avessimo saputo cosa fosse meglio fare. Ci siamo sbagliati molte volte.
In molti ci siamo anche sforzati di raccontarti nel modo che meritavi ma non era facile con quel clima di concorrenza e di crisi del sistema. Siamo stati spesso superbi, superficiali, increduli. Non ti abbiamo letto fino in fondo, abbiamo fatto titoli avventati. Abbiamo cercato nei tuoi capolavori di catechesi qualcosa ad effetto, qualcosa da "stirare" sui giornali. Ti abbiamo dato del "freddo", del "debole", del "malaticcio". Abbiamo toppato un sacco di volte. Qualche altra ci abbiamo anche preso.
E tu come ci ha ripagato? Come solo un padre sa fare con dei figli adolescenti (questo siamo, soprattutto noi giornalisti) che sa tacere, perdonare, scusare, passare oltre, paziente.
Ora non è più nostro compito occuparci di te. Ora se ne occuperà la Storia. Si inizierà a far luce sull'enorme Papa che sei stato. Si ricomincerà a leggerti senza la foga del take d'agenzia, senza la pressione di trovare qualche notizia. Inizieremo a realizzare che eravamo di fronte a uno dei più grandi Papi degli ultimi secoli.
E la cosa sarà pubblica, si diffonderà, sarà inarrestabile, travolgente. Attraverserà la Chiesa, il mondo, l'umanità intera. Molti riscopriranno il senso del Concilio Vaticano II, l'amore per il catechismo, la fedeltà al Vangelo, al Romano Pontefice. Il rapporto con Gesù, la Verità, il dialogo con Dio, la devozione alla Madonna. Tutte quelle cose che credevamo ormai perse per strada e che invece sono, ora e per il futuro, la vera vita della Chiesa. Torneremo ad avere una grande voglia di confessarci. Torneremo ad avere voglia di innamorarci di Dio, tutti, più che mai. Torneremo a convertirci.
E se a quel punto qualcuno, magari con fare esperto, ancora dirà: "Benedetto XVI non riuscì a fare la riforma della Chiesa", avrà bucato la più grande notizia della storia. Perché quella riforma è in atto già da un pezzo, si tratterà solo di saperne scorgere i frutti nel futuro. Saremo cronisti abbastanza svegli?
Grazie Benedetto XVI che invece di stare appresso a noi - sempre un po' succubi dell'ultima attualità - hai rivolto i tuoi sforzi prima di tutto verso il bene dell'umanità e della Chiesa.
un giornalista
martedì 26 febbraio 2013
La rinuncia di BXVI in 1600 battute
Visto che in questi giorni - dal punto di vista mediatico - c'è più confusone che altro, ho pensato di dare un colpo all'entropia informativa riassumendo tutto ciò che sta accadendo in 1600 battute. "Less is more", ne sono convinto.
Benedetto XVI ha deciso di rinunciare al suo incarico di Vescovo di Roma, e quindi di Romano Pontefice, lo scorso 11 febbraio, comunicando la decisione ai Cardinali durante un concistoro. La motivazione è il progressivo venire meno delle forze: "Dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio, sono pervenuto alla certezza che le mie forze, per l’età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino". La rinuncia da parte di un Pontefice, sebbene rarissima, è contemplata dal diritto canonico nel canone 332.2. Il pontificato finisce il 28 febbraio alle ore 20. In questi anni sono molte le sfide che il Papa ha affrontato: il rinvigorimento della fede, la purificazione nella Chiesa (scandalo abusi), lo sforzo per riportare all'unità i lefebvriani, il ritorno degli anglicani, la trasparenza finanziaria, il dialogo con le altre religioni. Ma anche i grandi temi come la dittatura del relativismo, la necessità di tornare alla ricerca di Dio, la nuova evangelizzazione, la valorizzazione degli insegnamenti del Concilio Vaticano II. I mezzi di comunicazione hanno accolto la notizia distorcendone in qualche caso il senso, come se Benedetto XVI avesse rinunciato per i vatileaks e per la pedofilia, fenomeni invece da lui gestiti e affrontati con grande serietà e determinazione. Si sente anche la pressione su alcuni cardinali accusati di abusi o coinvolti in scandali, con il grave intento di influenzare il Conclave. Ora ci si avvia verso la fase di Sede Vacante e di elezione del futuro Pontefice, un momento di fede, di speranza e di unità che richiede la preghiera di tutto il popolo di Dio.
Benedetto XVI ha deciso di rinunciare al suo incarico di Vescovo di Roma, e quindi di Romano Pontefice, lo scorso 11 febbraio, comunicando la decisione ai Cardinali durante un concistoro. La motivazione è il progressivo venire meno delle forze: "Dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio, sono pervenuto alla certezza che le mie forze, per l’età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino". La rinuncia da parte di un Pontefice, sebbene rarissima, è contemplata dal diritto canonico nel canone 332.2. Il pontificato finisce il 28 febbraio alle ore 20. In questi anni sono molte le sfide che il Papa ha affrontato: il rinvigorimento della fede, la purificazione nella Chiesa (scandalo abusi), lo sforzo per riportare all'unità i lefebvriani, il ritorno degli anglicani, la trasparenza finanziaria, il dialogo con le altre religioni. Ma anche i grandi temi come la dittatura del relativismo, la necessità di tornare alla ricerca di Dio, la nuova evangelizzazione, la valorizzazione degli insegnamenti del Concilio Vaticano II. I mezzi di comunicazione hanno accolto la notizia distorcendone in qualche caso il senso, come se Benedetto XVI avesse rinunciato per i vatileaks e per la pedofilia, fenomeni invece da lui gestiti e affrontati con grande serietà e determinazione. Si sente anche la pressione su alcuni cardinali accusati di abusi o coinvolti in scandali, con il grave intento di influenzare il Conclave. Ora ci si avvia verso la fase di Sede Vacante e di elezione del futuro Pontefice, un momento di fede, di speranza e di unità che richiede la preghiera di tutto il popolo di Dio.
lunedì 11 febbraio 2013
Umile (e coraggioso) operaio nella vigna del Signore
Per 2 anni nel 2009 e nel 2010 ho curato sulla rivista Tempi una rubrica che ogni settimana raccontava il pontificato. Mi sono commosso a rileggerla. La trovate in questo blog mettendo nella ricerca (in alto a destra) la parola "Tempi"
domenica 27 gennaio 2013
sabato 12 gennaio 2013
Speamann e il Card. Ruini: interventi
Il 10 gennaio scorso le edizioni Ares hanno organizzato assieme alla Pontificia Università della Santa Croce a Roma una giornata in onore di Robert Spaemann a cui ha partecipato anche il Card. Camillo Ruini. Riporto qui sotto una foto dell'evento.
Il Corriere della Sera ha dedicato la pagina della cultura a un dialogo tra Spaemann e il Card. Ruini ecco il link: http://www.corriere.it/cultura/13_gennaio_10/vecchi-europa-populismo-pilato_dc2e1d1a-5b29-11e2-b99a-09ab2491ad91.shtml
Per leggere l'intervento di Spaemann lo si può trovare qui: http://www.pusc.it/sites/default/files/pdf/2013/Spaemann-Testo_100113.pdf
Il Corriere della Sera ha dedicato la pagina della cultura a un dialogo tra Spaemann e il Card. Ruini ecco il link: http://www.corriere.it/cultura/13_gennaio_10/vecchi-europa-populismo-pilato_dc2e1d1a-5b29-11e2-b99a-09ab2491ad91.shtml
Per leggere l'intervento di Spaemann lo si può trovare qui: http://www.pusc.it/sites/default/files/pdf/2013/Spaemann-Testo_100113.pdf
lunedì 7 gennaio 2013
Il Card. Ruini e Robert Spaemann il 10 gennaio alla Santa Croce
Giovedì 10 gennaio alle 17.00
Robert Spaemann e il Card. Camillo Ruini
parteciperanno ad una Giornata di Studio presso la Pontificia Università della Santa Croce
piazza Sant'Apollinare 49, Roma
L'invito qui sotto.
Vi aspetto
Robert Spaemann e il Card. Camillo Ruini
parteciperanno ad una Giornata di Studio presso la Pontificia Università della Santa Croce
piazza Sant'Apollinare 49, Roma
L'invito qui sotto.
Vi aspetto
lunedì 31 dicembre 2012
domenica 30 dicembre 2012
Un'intervista sull'Opus Dei a Formiche.net
Qualche giorno fa il bravo Fabrizio Anselmo di Formiche.net mi ha fatto un'intervsita a tutto campo sull'Opus Dei. Qui riporto alcune risposte, per l'intervista completa trovate il link in fondo al post.
A colloquio con Bruno Mastroianni, direttore dell’Ufficio Informazioni dell’Opus Dei in Italia, che ribatte a critiche, malignità e qualche verità…
A colloquio con Bruno Mastroianni, direttore dell’Ufficio Informazioni dell’Opus Dei in Italia, che ribatte a critiche, malignità e qualche verità…
Era il 28 novembre 1982 quando Giovanni Paolo II, con la costituzione apostolica “Ut sit”, decise di erigere l’Opus Dei in prelatura personale. Sono passati trent’anni da quella che, nella storia dell’Opera, viene indicata come una delle date più importanti.
È l’occasione per conoscere più da vicino questa organizzazione. Una setta segreta di persone influenti o un gruppo di fedeli che cercano di santificare la vita nel lavoro quotidiano? Formiche.net ne parla con Bruno Mastroianni, direttore dell’Ufficio Informazioni dell’Opus Dei in Italia.
Sono passati trent’anni dal novembre del 1982. Nel frattempo, l’Opus Dei è cresciuta, si è evoluta. Ma, soprattutto, si parla dell’Obra associandola a intrighi, misteri, soldi sporchi, inchieste. Un bel biglietto da visita…
Ho la sensazione che da Il Codice Da Vinci in poi questo filone del mistero si sia un po’ esaurito. L’uscita del film è stata un’occasione globale per far conoscere l’Opera per quello che è. In tutto il mondo i vari uffici stampa della prelatura si sono impegnati a reagire senza boicottaggi ma mettendo in campo iniziative e idee per “far toccare con mano” l’Opus Dei al pubblico. Mi pare che ormai in molti abbiano capito che l’Opera non fa altro che diffondere un messaggio di fede. Anche perché nell’epoca del web è difficile sostenere ancora sospetti di segretezza: di fronte a 4 siti ufficiali, canali di YouTube, presenza su Facebook, Twitter ecc… Se uno si vuole informare ha l’imbarazzo della scelta.
Ho la sensazione che da Il Codice Da Vinci in poi questo filone del mistero si sia un po’ esaurito. L’uscita del film è stata un’occasione globale per far conoscere l’Opera per quello che è. In tutto il mondo i vari uffici stampa della prelatura si sono impegnati a reagire senza boicottaggi ma mettendo in campo iniziative e idee per “far toccare con mano” l’Opus Dei al pubblico. Mi pare che ormai in molti abbiano capito che l’Opera non fa altro che diffondere un messaggio di fede. Anche perché nell’epoca del web è difficile sostenere ancora sospetti di segretezza: di fronte a 4 siti ufficiali, canali di YouTube, presenza su Facebook, Twitter ecc… Se uno si vuole informare ha l’imbarazzo della scelta.
Cosa era l’Opus Dei prima di diventare una prelatura personale? Come si è evoluto il suo messaggio? È ancora attuale?
Anche prima di essere eretta in prelatura personale l’Opera era quello che è oggi: un’istituzione della Chiesa dedita ad aiutare gente di tutti i tipi a coltivare la fede in mezzo alle occupazioni quotidiane. È come se l’Opera fosse una stazione di servizio per le anime: chi ne frequenta le attività impara a pregare, a coltivare il rapporto con Dio, a conoscere sempre meglio i contenuti della fede cattolica. Una vera e propria offerta di formazione spirituale per l’uomo contemporaneo alla ricerca di Dio.
Anche prima di essere eretta in prelatura personale l’Opera era quello che è oggi: un’istituzione della Chiesa dedita ad aiutare gente di tutti i tipi a coltivare la fede in mezzo alle occupazioni quotidiane. È come se l’Opera fosse una stazione di servizio per le anime: chi ne frequenta le attività impara a pregare, a coltivare il rapporto con Dio, a conoscere sempre meglio i contenuti della fede cattolica. Una vera e propria offerta di formazione spirituale per l’uomo contemporaneo alla ricerca di Dio.
Mentre venivo qui, nel suo ufficio, ho incontrato alcune persone alle quali ho chiesto: “Cos’è l’Opus Dei?”, “Chi sono i fedeli dell’Opus Dei?”. Le risposte più gettonate sono state: “Una setta segreta fatta da persone potenti”, “un gruppo di persone che usa il cilicio”, “un’associazione che fa il lavaggio del cervello ai propri membri”. Vuole rispondere?
Mi chiedo che strada abbia fatto… A parte gli scherzi, i fedeli dell’Opus Dei sono persone talmente comuni e variegate che è impossibile ricondurle a un unico modello. Ci sono tassisti che frequentano l’Opera così come avvocati, casalinghe, studenti, commercianti (potrei andare avanti all’infinito). Cosa trovano frequentando l’Opera? Una strada per coltivare la fede. Il presupposto è la libertà: i “cervelli lavati” sarebbero inservibili perché il messaggio cristiano richiede un’adesione libera e consapevole. Ha presente i santi? Se fossero stati dei manipolati non avrebbero realizzato tante cose grandi, pensi a Madre Teresa… Quanto alla setta o al gruppo l’Opus Dei è l’esatto contrario: è un’istituzione dedita a far uscire le persone dal proprio piccolo mondo chiuso e un po’ egoista per aprirsi agli altri e a Dio (che poi è il messaggio del Vangelo). Il cilicio poi, a parte il folklore, non è un’invenzione dell’Opus Dei ma fa parte della tradizione cristiana, lo usava Paolo VI, don Orione, san Tommaso Moro (un laico)… Non tutti nell’Opera lo usano e chi lo fa lo vive come un fioretto: un sacrificio fatto per amore di Dio che non fa male al corpo ma fa tanto bene allo spirito.
Mi chiedo che strada abbia fatto… A parte gli scherzi, i fedeli dell’Opus Dei sono persone talmente comuni e variegate che è impossibile ricondurle a un unico modello. Ci sono tassisti che frequentano l’Opera così come avvocati, casalinghe, studenti, commercianti (potrei andare avanti all’infinito). Cosa trovano frequentando l’Opera? Una strada per coltivare la fede. Il presupposto è la libertà: i “cervelli lavati” sarebbero inservibili perché il messaggio cristiano richiede un’adesione libera e consapevole. Ha presente i santi? Se fossero stati dei manipolati non avrebbero realizzato tante cose grandi, pensi a Madre Teresa… Quanto alla setta o al gruppo l’Opus Dei è l’esatto contrario: è un’istituzione dedita a far uscire le persone dal proprio piccolo mondo chiuso e un po’ egoista per aprirsi agli altri e a Dio (che poi è il messaggio del Vangelo). Il cilicio poi, a parte il folklore, non è un’invenzione dell’Opus Dei ma fa parte della tradizione cristiana, lo usava Paolo VI, don Orione, san Tommaso Moro (un laico)… Non tutti nell’Opera lo usano e chi lo fa lo vive come un fioretto: un sacrificio fatto per amore di Dio che non fa male al corpo ma fa tanto bene allo spirito.
Nomi e professioni importanti vengono associati all’Opus Dei. Capi di governo, vertici delle principali istituzioni finanziarie nazionali, magistrati, diplomatici, giornalisti, lobbisti. Non ho mai sentito parlare di operai, elettricisti, idraulici e, più in generale, dell’uomo di “tutti i giorni”. Fate selezione all’ingresso?
Non ne ha mai sentito parlare perché gli operai, gli elettricisti e gli uomini “di tutti i giorni” non fanno notizia, eppure ci sono nell’Opus Dei e ne costituiscono la maggioranza. Poi guardi, la maggior parte delle volte che qualche “pezzo grosso” viene segnalato come dell’Opus Dei è sbagliato. Anche perché in Italia a leggere certa stampa pare quasi che siano tutti dell’Opera…
Non ne ha mai sentito parlare perché gli operai, gli elettricisti e gli uomini “di tutti i giorni” non fanno notizia, eppure ci sono nell’Opus Dei e ne costituiscono la maggioranza. Poi guardi, la maggior parte delle volte che qualche “pezzo grosso” viene segnalato come dell’Opus Dei è sbagliato. Anche perché in Italia a leggere certa stampa pare quasi che siano tutti dell’Opera…
Come si entra nell’Opus Dei? Si dice esista un vero e proprio processo di cooptazione.
Sa perché sono diventato dell’Opus Dei? Perché un amico mi ha fatto desiderare di vivere fino in fondo la fede. E questo accade per molte persone che si avvicinano all’Opera. Quando uno trova una cosa bella e importante ne parla con gli amici, è la cosa più naturale che c’è. Come ha fatto Gesù nel Vangelo che ha detto: “Vi ho chiamato amici”. San Josemaría, fondatore dell’Opus Dei, parlava di apostolato, di amicizia e confidenza. Saper essere amici veri è un tutt’uno con il parlare di Dio agli altri. La cooptazione la lasciamo ai romanzi di Dan Brown…
Sa perché sono diventato dell’Opus Dei? Perché un amico mi ha fatto desiderare di vivere fino in fondo la fede. E questo accade per molte persone che si avvicinano all’Opera. Quando uno trova una cosa bella e importante ne parla con gli amici, è la cosa più naturale che c’è. Come ha fatto Gesù nel Vangelo che ha detto: “Vi ho chiamato amici”. San Josemaría, fondatore dell’Opus Dei, parlava di apostolato, di amicizia e confidenza. Saper essere amici veri è un tutt’uno con il parlare di Dio agli altri. La cooptazione la lasciamo ai romanzi di Dan Brown…
sabato 22 dicembre 2012
Il fango e la pioggia (ovvero il Papa su Twitter)
Qualche giorno fa Daniele Chieffi, esperto di media relations sul web, ha postato sul suo blog una riflessione sull'account Twitter del Papa che trovo veramente interessante.
Chieffi fa notare che l'apertura dell'account di Benedetto XVI sul social network sta avendo un effetto molto positivo proprio per il flusso di "risposte"da parte della gente che l'operazione ha generato. E non importa se diverse di queste risposte spaziano, come dice Chieffi, "dalla simpatica ironia all'insulto sino alla più aperta blasfemia" perché è la presenza stessa del flusso - cioè aver aperto la possibilità di dire qualcosa al Papa - a rendere il tutto un'operazione di comunicazione efficace.
Come nota bene Chieffi è "la pancia del web". Gli utenti emotivamente più reattivi sono di solito quelli che sul web si fanno vivi per primi. Succede a qualsiasi spazio web venga aperto da personaggi pubblici o istituzioni. Di fatto, aggiungo io, è un passaggio obbligato per accettare di comunicare al giorno d'oggi: per arrivare a tutti bisogna essere disposti anche ad esporsi alle sciocchezze di alcuni. Questa è la profonda differenza del web con qualsiasi altro medium che richiede sempre la mediazione di una redazione o di un editore.
Senz'altro ne verranno frutti interessanti. Come ha detto bene Chiara Giaccardi su Twitter, citando un detto africano: "se vuoi la pioggia (che lì è benedizione) devi essere disposto ad accettare il fango". Personalmente penso che vedremo i risultati nel tempo. Molti dei "reattivi" semplicemente si stuferanno mentre gli altri utenti, normalmente più riflessivi e meno propensi a dire la loro immediatamente, a mano a mano, si faranno avanti. Di fatto già a 10 giorni dall'apertura dell'account, per lo meno in Italia, si iniziano a vedere risposte interessanti.
Al di là di tutto, come dice bene Chieffi, il flusso di tweet di risposta è uno strumento interessantissimo per avere un feedback immediato sui pregiudizi e sui temi polemici che animano di più gli utenti. Ci si può lavorare sopra.
Direi insomma che Chieffi ha ragione, questa dell'account del Papa è una "lezione di teoria e tecnica della comunicazione online" valida per tutti: oggi e nel futuro, sempre di più, comunicare vorrà dire anzitutto esporsi e avvicinarsi al pubblico ancora prima di iniziare a parlare. E' una sorta di rivoluzione copernicana: eravamo abituati a rivolgerci al pubblico dall'altro di mezzi di comunicazione di ampia diffusione e autorevoli, oggi dobbiamo scendere tra la folla.
Senz'altro Benedetto XVI saprà farlo egregiamente. Non solo perché ha molte cose interessanti da dire ma perché ha il modo di fare tipico di chi ha insegnato per anni a contatto con giovani studenti. Chiunque legga i suoi testi si trova di fronte a un uomo che non solo "dice qualcosa" ma che parla col desiderio di coinvolgere l'intelligenza e il cuore dell'interlocutore. Provare per credere. E' di fatto ciò che tutti facciamo quando clicchiamo "mi piace" o condividiamo contenuti sui social network: non stiamo solo diffondendo informazioni ma stiamo dicendo attorno a noi: "qui c'è qualcosa che per me (e per te) è importante".
@brunomastro
Chieffi fa notare che l'apertura dell'account di Benedetto XVI sul social network sta avendo un effetto molto positivo proprio per il flusso di "risposte"da parte della gente che l'operazione ha generato. E non importa se diverse di queste risposte spaziano, come dice Chieffi, "dalla simpatica ironia all'insulto sino alla più aperta blasfemia" perché è la presenza stessa del flusso - cioè aver aperto la possibilità di dire qualcosa al Papa - a rendere il tutto un'operazione di comunicazione efficace.
Come nota bene Chieffi è "la pancia del web". Gli utenti emotivamente più reattivi sono di solito quelli che sul web si fanno vivi per primi. Succede a qualsiasi spazio web venga aperto da personaggi pubblici o istituzioni. Di fatto, aggiungo io, è un passaggio obbligato per accettare di comunicare al giorno d'oggi: per arrivare a tutti bisogna essere disposti anche ad esporsi alle sciocchezze di alcuni. Questa è la profonda differenza del web con qualsiasi altro medium che richiede sempre la mediazione di una redazione o di un editore.
Senz'altro ne verranno frutti interessanti. Come ha detto bene Chiara Giaccardi su Twitter, citando un detto africano: "se vuoi la pioggia (che lì è benedizione) devi essere disposto ad accettare il fango". Personalmente penso che vedremo i risultati nel tempo. Molti dei "reattivi" semplicemente si stuferanno mentre gli altri utenti, normalmente più riflessivi e meno propensi a dire la loro immediatamente, a mano a mano, si faranno avanti. Di fatto già a 10 giorni dall'apertura dell'account, per lo meno in Italia, si iniziano a vedere risposte interessanti.
Al di là di tutto, come dice bene Chieffi, il flusso di tweet di risposta è uno strumento interessantissimo per avere un feedback immediato sui pregiudizi e sui temi polemici che animano di più gli utenti. Ci si può lavorare sopra.
Direi insomma che Chieffi ha ragione, questa dell'account del Papa è una "lezione di teoria e tecnica della comunicazione online" valida per tutti: oggi e nel futuro, sempre di più, comunicare vorrà dire anzitutto esporsi e avvicinarsi al pubblico ancora prima di iniziare a parlare. E' una sorta di rivoluzione copernicana: eravamo abituati a rivolgerci al pubblico dall'altro di mezzi di comunicazione di ampia diffusione e autorevoli, oggi dobbiamo scendere tra la folla.
Senz'altro Benedetto XVI saprà farlo egregiamente. Non solo perché ha molte cose interessanti da dire ma perché ha il modo di fare tipico di chi ha insegnato per anni a contatto con giovani studenti. Chiunque legga i suoi testi si trova di fronte a un uomo che non solo "dice qualcosa" ma che parla col desiderio di coinvolgere l'intelligenza e il cuore dell'interlocutore. Provare per credere. E' di fatto ciò che tutti facciamo quando clicchiamo "mi piace" o condividiamo contenuti sui social network: non stiamo solo diffondendo informazioni ma stiamo dicendo attorno a noi: "qui c'è qualcosa che per me (e per te) è importante".
@brunomastro
sabato 1 dicembre 2012
Il Papa è un precursore di Twitter
Si discute in questi giorni dell'apertura dell'account Twitter del Papa presentato il 3 dicembre scorso. Ho letto diversi ragionamenti interessanti sull'uso di Twitter e sull'opportunità che anche il Pontefice si serva di questo strumento.
A me viene da fare una considerazione su tutte: Benedetto XVI in realtà è un "twittatore" nato. Infatti, ancor prima che il social network prendesse piede, Ratzinger ci aveva già abituato a quella capacità di "cogliere l’essenziale e dirlo con parole precise" che è la vera essenza della comunicazione, come ha ben scritto Padre Spadaro ragionando sulla natura di Twitter.
Tutti ci ricordiamo le brevi e incisive parole del Papa all'indomani dell'elezione: "dopo il grande papa Giovanni Paolo II, i signori cardinali hanno eletto me, un semplice e umile lavoratore nella vigna del Signore", un tweet formidabile. Così come, ancora prima di essere eletto, quel "quanta sporcizia c’è nella Chiesa" della Via Crucis ha risuonato vigoroso, richiamando tutto il popolo di Dio alla consapevolezza del bisogno di redenzione.
Se ne potrebbero citare di infiniti altri, ad esempio quello della Spe Salvi: "Quando uno nella sua vita fa l'esperienza di un grande amore, quello è un momento di «redenzione» che dà un senso nuovo alla sua vita"; così come le parole fulminanti e penetranti nel pieno della crisi della pedofilia: "La più grande persecuzione della Chiesa non viene dai nemici fuori, ma nasce dal peccato… la Chiesa quindi ha profondo bisogno di ri-imparare la penitenza, di accettare la purificazione" che fecero emergere per contrasto tutta la pochezza delle polemiche mediatiche.
Un eccellente tweet furono proprio le parole programmatiche espresse all'inizio del Pontificato che ne costituiscono ancora oggi la cifra: "la Chiesa è giovane, essa porta in sé il futuro del mondo e perciò mostra anche a ciascuno di noi la via verso il futuro".
Ogni discorso di Ratzinger, ogni omelia, messaggio, enciclica e intervento è costellato di di tweet efficacissimi. E' l'intelligenza di un uomo di vera fede ma anche la vera fede di un uomo intelligente. Benvenga quindi l'account Twitter del Papa: in quest'epoca disseminata di spazi della comunicazione abbiamo bisogno delle sue "parole precise" che ci parlano dell'essenziale.
A me viene da fare una considerazione su tutte: Benedetto XVI in realtà è un "twittatore" nato. Infatti, ancor prima che il social network prendesse piede, Ratzinger ci aveva già abituato a quella capacità di "cogliere l’essenziale e dirlo con parole precise" che è la vera essenza della comunicazione, come ha ben scritto Padre Spadaro ragionando sulla natura di Twitter.
Tutti ci ricordiamo le brevi e incisive parole del Papa all'indomani dell'elezione: "dopo il grande papa Giovanni Paolo II, i signori cardinali hanno eletto me, un semplice e umile lavoratore nella vigna del Signore", un tweet formidabile. Così come, ancora prima di essere eletto, quel "quanta sporcizia c’è nella Chiesa" della Via Crucis ha risuonato vigoroso, richiamando tutto il popolo di Dio alla consapevolezza del bisogno di redenzione.
Se ne potrebbero citare di infiniti altri, ad esempio quello della Spe Salvi: "Quando uno nella sua vita fa l'esperienza di un grande amore, quello è un momento di «redenzione» che dà un senso nuovo alla sua vita"; così come le parole fulminanti e penetranti nel pieno della crisi della pedofilia: "La più grande persecuzione della Chiesa non viene dai nemici fuori, ma nasce dal peccato… la Chiesa quindi ha profondo bisogno di ri-imparare la penitenza, di accettare la purificazione" che fecero emergere per contrasto tutta la pochezza delle polemiche mediatiche.
Un eccellente tweet furono proprio le parole programmatiche espresse all'inizio del Pontificato che ne costituiscono ancora oggi la cifra: "la Chiesa è giovane, essa porta in sé il futuro del mondo e perciò mostra anche a ciascuno di noi la via verso il futuro".
Ogni discorso di Ratzinger, ogni omelia, messaggio, enciclica e intervento è costellato di di tweet efficacissimi. E' l'intelligenza di un uomo di vera fede ma anche la vera fede di un uomo intelligente. Benvenga quindi l'account Twitter del Papa: in quest'epoca disseminata di spazi della comunicazione abbiamo bisogno delle sue "parole precise" che ci parlano dell'essenziale.
Le novità di documentazione.info
La morte di Savita. Un caso mediatico contro l'Irlanda pro life?
di Giovanni Vassallo, 29 novembre 2012
La recente morte per setticemia di Savita Halappanavar, dentista indiana di 31 anni, incinta di 17 settimane, a cui è stato negato l’aborto, ha spinto alcuni media britannici e irlandesi a esigere dal governo una riforma della legge sull’aborto. Il fatto che la polemica sia stata impostata su una critica alla morale cattolica non ha fondamento: la Chiesa infatti insegna da sempre che è moralmente ammissibile prestare cure a una madre in pericolo di vita, anche se queste provocano indirettamente la morte del nascituro. Violenza sulle donne. Il ruolo della pornografia
22 novembre 2012
A pochi giorni dalla Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne, fissata per il 25 novembre, La Stampa ha pubblicato un'intervista al medico Vincenzo Puppo, del Centro Italiano di Sessuologia.
Si fa riferimento ad un recente studiodella University of Georgia che tra le altre cose collega la pornografia con i comportamenti violenti degli uomini contro le donne.
In Canada a rischio la libertà d'opinione sul matrimonio
22 novembre 2012
Uno studio del prof. Bradley Miller della Princeton University e alla Western University dell’Ontario riportato da Tempi illustra come in Canada a 10 anni dalla legalizzazione del matrimonio omosessuale si sia creata una situazione di illibertà di opinione e di educazione sui temi della famiglia e del matrimonio. Qui riportiamo in sintesi alcuni risultati dello studio:
- i genitori non hanno la possibilità di protestare contro processi educativi fondati su una visione positiva del matrimonio omosessuale, possono soltanto spostare i figli in una scuola privata;
sabato 24 novembre 2012
La Chiesa siamo noi
Il 25 novembre è la giornata per il sostentamento del Clero: un'occasione per ricordare a tutti che la Chiesa siamo noi. Segnalo a questo proposito un'interessante intervista all'incaricato per il Sovvenire della Diocesi di Roma con cui sto collaborando per la comunicazione:
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venerdì 16 novembre 2012
"Parlare con Dio per poter parlare di Dio" Benedetto XVI gioca in attacco nel messaggio ai giovani
Il messaggio di Benedetto XVI ai giovani per la Giornata Mondiale della Gioventù di Rio De Janeiro, appena pubblicato, è tutto "all'attacco". Il Papa esorta i giovani fondamentalmente a portare la fede ed essere "missionari" tra i loro coetanei.
"Stiamo attraversando un periodo storico molto particolare" scrive il Papa "il progresso tecnico ci ha offerto possibilità inedite di interazione tra uomini e tra popolazioni" ma quello che manca è l'amore, "l'unica realtà capace di colmare il cuore di ciascuno e di unire le persone". In un'epoca di crisi, il Papa esorta i giovani a non distrarsi e andare all'essenziale: il mondo ha fondamentalmente bisogno di Dio, perché "l’uomo che dimentica Dio è senza speranza e diventa incapace di amare il suo simile". Si tratta di qualcosa di cruciale, "è in gioco la salvezza dell’umanità e la salvezza di ciascuno di noi". Il Papa invita a volgere "gli occhi intorno a voi: tanti giovani hanno perduto il senso della loro esistenza".
Sono due i campi che il Papa indica: quello delle comunicazioni sociali e quello della mobilità. Dunque Internet prima di tutto, ma anche i viaggi e le occasioni di scambio che si creano a causa dei movimenti migratori. Sono i campi di missione del mondo globalizzato, la frontiera più urgente in cui essere apostolici. A pensarci bene sono la via più adeguata, oggi, per arrivare veramente a tutti. Il Papa dice ai giovani senza mezze misure: "Fate discepoli!".
E' interessante notare quale sia la via che Benedetto XVI indica per fare tutto questo. Non quella di "fare cose" ma quella di alimentare la fede. Occorre radicarsi "nella preghiera e nei Sacramenti" nella consapevolezza che per evangelizzare più che l'attivismo serve "parlare con Dio per poter parlare di Dio".
Vale la pena leggere il messaggio per intero: http://www.news.va/it/news/pubblicato-il-messaggio-del-papa-per-la-giornata-2
"Stiamo attraversando un periodo storico molto particolare" scrive il Papa "il progresso tecnico ci ha offerto possibilità inedite di interazione tra uomini e tra popolazioni" ma quello che manca è l'amore, "l'unica realtà capace di colmare il cuore di ciascuno e di unire le persone". In un'epoca di crisi, il Papa esorta i giovani a non distrarsi e andare all'essenziale: il mondo ha fondamentalmente bisogno di Dio, perché "l’uomo che dimentica Dio è senza speranza e diventa incapace di amare il suo simile". Si tratta di qualcosa di cruciale, "è in gioco la salvezza dell’umanità e la salvezza di ciascuno di noi". Il Papa invita a volgere "gli occhi intorno a voi: tanti giovani hanno perduto il senso della loro esistenza".
Sono due i campi che il Papa indica: quello delle comunicazioni sociali e quello della mobilità. Dunque Internet prima di tutto, ma anche i viaggi e le occasioni di scambio che si creano a causa dei movimenti migratori. Sono i campi di missione del mondo globalizzato, la frontiera più urgente in cui essere apostolici. A pensarci bene sono la via più adeguata, oggi, per arrivare veramente a tutti. Il Papa dice ai giovani senza mezze misure: "Fate discepoli!".
E' interessante notare quale sia la via che Benedetto XVI indica per fare tutto questo. Non quella di "fare cose" ma quella di alimentare la fede. Occorre radicarsi "nella preghiera e nei Sacramenti" nella consapevolezza che per evangelizzare più che l'attivismo serve "parlare con Dio per poter parlare di Dio".
Vale la pena leggere il messaggio per intero: http://www.news.va/it/news/pubblicato-il-messaggio-del-papa-per-la-giornata-2
mercoledì 14 novembre 2012
I 50 anni dell'ELIS: l'Università del lavoro
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Oggi l’Associazione Centro ELIS compie 50 anni. Fu costituita il 14 novembre 1962 da ventuno persone per far nascere un complesso di scuole e residenze per studenti e operai nel quartiere Casal Bruciato – Tiburtino a Roma, voluto dal Beato Giovanni XXIII che ne affidò la realizzazione a san Josemaría Escrivá e ai fedeli dell'Opus Dei.
Nel punto 1 dello Statuto era scritto: È costituito in Roma il “Centro Elis” (Educazione, Lavoro, Istruzione, Sports). La sua attività è intesa a promuovere ed incoraggiare istituzioni educative e ricreative che concorrano alla elevazione professionale della gioventù ed al miglioramento della sua formazione spirituale e sociale.
Ecco l'incipit dell'originale dell'atto costituivo tratto dal sito: www.elis.org
Nel 1965 il Centro ELIS fu inaugurato da Paolo VI san Josemaría ecco il video (si trova su www.elis.org):
Oggi l’Associazione Centro ELIS compie 50 anni. Fu costituita il 14 novembre 1962 da ventuno persone per far nascere un complesso di scuole e residenze per studenti e operai nel quartiere Casal Bruciato – Tiburtino a Roma, voluto dal Beato Giovanni XXIII che ne affidò la realizzazione a san Josemaría Escrivá e ai fedeli dell'Opus Dei.
Nel punto 1 dello Statuto era scritto: È costituito in Roma il “Centro Elis” (Educazione, Lavoro, Istruzione, Sports). La sua attività è intesa a promuovere ed incoraggiare istituzioni educative e ricreative che concorrano alla elevazione professionale della gioventù ed al miglioramento della sua formazione spirituale e sociale.
Ecco l'incipit dell'originale dell'atto costituivo tratto dal sito: www.elis.org
Nel 1965 il Centro ELIS fu inaugurato da Paolo VI san Josemaría ecco il video (si trova su www.elis.org):
Su www.elis.org/sintesi si possono trovare i numeri di ELIS. Il più significativo: tutti gli allievi trovano lavoro dopo poco tempo dal termine dei corsi. Ad esempio dei 28 allievi che domenica 25 novembre riceveranno il diploma, 27 già lavorano da tempo.
San Josemaría, fondatore dell'Opus Dei, amava definire ELIS "l'Università del lavoro".
Il prossimo 25 novembre ci sarà l'inaugurazione dell’anno formativo a cui tutti sono invitati: www.elis.org/2012-11-25
Per maggiorni informazioni su ELIS:
venerdì 26 ottobre 2012
sabato 20 ottobre 2012
Le novità di Documentazione.info
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Rapporto Caritas sulla Povertà: in difficoltà casalinghe, pensionati e utenti con figli minori conviventi
Tra le persone che si rivolgono ai servizi della Caritas aumentano gli anziani (+51,3%), le casalinghe (+177,8%), i pensionati (+65,6%), e gli utenti con figli minori conviventi (+52,9%). Si tratta in prevalenza di donne (53,4%), di coniugati (49,9), disoccupati (61,6%), con domicilio (83,2%). Il bisogno più frequente è quello della povertà economica (26%), seguito dai problemi di lavoro (22,9%). La richiesta più frequente è quella di beni e servizi materiali (42,3%)....Nel 2050 nel Regno Unito le coppie sposate saranno minoranza
Nel 2050 nel Regno Unito le coppie sposate saranno una minoranza. E' questo uno dei risultati di uno studio pubblicato dal Centre for Social Justice, a ottobre. Il rapporto evidenzia come dal 2001 al 2011 il numero delle coppie sposate è calato del 5%, mentre sono aumentate dal 16% al 19% le coppie conviventi così come le famiglie composte da un solo genitore che sono passate dal 14% al 16%...Cina, Africa, India, la libertà religiosa ancora sotto scacco
Lo scorso 16 ottobre è stato presentato l'XI Rapporto sulla libertà religiosa nel mondo a cura della Fondazione Aiuto alla Chiesa che soffre. Ecco i principali contenuti: Si è ulteriormente abbassato il livello di tutela della libertà religiosa in Cina, specialmente per quanto riguarda i cattolci...Olanda, è boom eutanasia
I dati statistici nazionali riportano che in Olanda i casi di eutanasia nel 2012 sono cresciuti del 18% rispetto all'anno precedente e sono addirittura raddoppiati rispetto al 2006. L'ultimo dato annuale di suicidi assistiti è 3.695, che corrisponde al 2,8% delle morti avvenute nei Paesi Bassi nel 2012. In crescita esponenziale i casi di eutanasia per pazienti psichiatrici e per persone ai primi stadi di demenza...Sindone: l'esame del C14 fu una truffa?
Un'indagine sull'indagine. L'ultima notizia sulla Sindone non parla tanto del telo più famoso al mondo, quanto della operazione di datazione con il Carbonio 14 svolta nel 1988 e che decretò trattarsi di un manufatto medievale. Marco Tosatti su Vatican Insider svela in anteprima i contenuti di un documentario su dvd, "La notte della Sindone” di Francesca Saracino, in uscita nel mese di ottobre...sabato 6 ottobre 2012
martedì 2 ottobre 2012
A 10 anni dalla canonizzazione di San Josemaría una giornata per l'Africa
Oggi, 2 ottobre, ricorre l'anniversario della fondazione dell'Opus Dei che avvenne nel 1928.
Il prossimo 6 ottobre saranno 10 anni dalla canonizzazione di san Josemaría Escrivá avvenuta a Roma nel 2012 ad opera di Giovanni Paolo II. Ecco un breve video che ricorda quel giorno:
Il prossimo 6 ottobre saranno 10 anni dalla canonizzazione di san Josemaría Escrivá avvenuta a Roma nel 2012 ad opera di Giovanni Paolo II. Ecco un breve video che ricorda quel giorno:
Per festeggiare questo anniversario è stata organizzata a Roma, il 5 ottobre, presso la Pontificia Università della Santa Croce una giornata di studio sul messaggio sociale di San Josemaría promossa da Harambee, il progetto di solidarietà per l’Africa nato in occasione della canonizzazione di San Josemaría.
Il Prelato dell’Opus Dei alle 12.30 interverrà con una prolusione su “Il cuore cristiano e la crescita sociale e culturale. Riflessioni a partire degli insegnamenti di San Josemaria”.
La giornata vede coinvolte diverse personalità del mondo africano, della Chiesa e di realtà impegnate per lo sviluppo dell’Africa.
Ci saranno due panel principali. Il primo, composto interamente da personalità africane, alle 10.00, verterà su “Il contributo di San Josemaría allo sviluppo dell’Africa”, con Mons. Fortunatus Nwachukwu, Capo del Protocollo della Segreteria di Stato; Adèle N’Douba, Prof. Medicina, Università di Cocody in Abidjan (Costa d’Avorio); George Njenga, Vice presidente Strathmore University (Kenya).
Il secondo panel alle 11.30 vedrà confrontarsi i diversi partner locali che portano avanti progetti sostenuti da Harambee: Suor Liliana Ugoletti e Giancarlo Urbani, Fondazione Canossiana (Sudan); S.E.R. Mons. Rosario Vella, SDB Vescovo di Ambanja (Madagascar); Don Romain Atekou, Envol Afrique Coopérative Sociale (Benin); Theresa Okafor, QAARDAN,Quality Assurance and Research Development Agency (Nigeria); Pierre Kamoth, Presidente Fondatore CEST – Coalition Education et Santépor Tous (Camerun).
In questi 10 anni Harambee ha finanziato 39 progetti, raggiungendo migliaia di famiglie in 17 paesi dell’Africa Sub-Sahariana: Angola, Burkina Faso, Camerun, Costa d' Avorio, Guinea Bissau, Kenya, Madagascar, Mozambico, Nigeria, Repubblica Democratica del Congo, Rwanda, Sierra Leone, Sud Africa, Sudan e Uganda.
Harambee, che in swaili significa “tutti insieme”, sostiene progetti promossi da realtà diverse tra loro (cattoliche e laiche, locali e internazionali) seguendo un doppio criterio di selezione: i progetti devono essere di tipo educativo e devono essere portati avanti dagli africani stessi.
Oltre alle iniziative di educazione in Africa, Harambee svolge nel resto del mondo attività di comunicazione e sensibilizzazione a favore della causa del continente africano.
Per il programma completo del convegno: http://10th.harambee-africa.org/
Per i progetti di Harambee: http://www.harambee-africa.org/it/cosa-facciamo/progetti.html
Il Prelato dell’Opus Dei alle 12.30 interverrà con una prolusione su “Il cuore cristiano e la crescita sociale e culturale. Riflessioni a partire degli insegnamenti di San Josemaria”.
La giornata vede coinvolte diverse personalità del mondo africano, della Chiesa e di realtà impegnate per lo sviluppo dell’Africa.
Il secondo panel alle 11.30 vedrà confrontarsi i diversi partner locali che portano avanti progetti sostenuti da Harambee: Suor Liliana Ugoletti e Giancarlo Urbani, Fondazione Canossiana (Sudan); S.E.R. Mons. Rosario Vella, SDB Vescovo di Ambanja (Madagascar); Don Romain Atekou, Envol Afrique Coopérative Sociale (Benin); Theresa Okafor, QAARDAN,Quality Assurance and Research Development Agency (Nigeria); Pierre Kamoth, Presidente Fondatore CEST – Coalition Education et Santépor Tous (Camerun).
In questi 10 anni Harambee ha finanziato 39 progetti, raggiungendo migliaia di famiglie in 17 paesi dell’Africa Sub-Sahariana: Angola, Burkina Faso, Camerun, Costa d' Avorio, Guinea Bissau, Kenya, Madagascar, Mozambico, Nigeria, Repubblica Democratica del Congo, Rwanda, Sierra Leone, Sud Africa, Sudan e Uganda.
Harambee, che in swaili significa “tutti insieme”, sostiene progetti promossi da realtà diverse tra loro (cattoliche e laiche, locali e internazionali) seguendo un doppio criterio di selezione: i progetti devono essere di tipo educativo e devono essere portati avanti dagli africani stessi.
Oltre alle iniziative di educazione in Africa, Harambee svolge nel resto del mondo attività di comunicazione e sensibilizzazione a favore della causa del continente africano.
Per il programma completo del convegno: http://10th.harambee-africa.org/
Per i progetti di Harambee: http://www.harambee-africa.org/it/cosa-facciamo/progetti.html
domenica 30 settembre 2012
Il tema della Giornata delle Comunicazioni Sociali parla di apostolato
di Bruno Mastroianni
Il tema scelto per la prossima Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali - "Reti Sociali: porte di verità e di fede; nuovi spazi di evangelizzazione" – è particolarmente interessante.
Nella breve nota che annuncia il tema emergono due idee fondamentali. La prima è che la rete è riconosciuta non più come semplice “mezzo” ma come vero e proprio ambiente in cui la maggior parte degli uomini e delle donne vive, stabilisce relazioni, comunica e dialoga.
La seconda idea è legata alla prima: i social network - e potremmo dire in generale la rete per come oggi viene usata - sono il luogo dove prendono forma le domande e le risposte di senso che ogni uomo cerca. Mi viene da pensare all’uso (e a volte abuso) che si fa della rete per trovare risposte attraverso Wikipedia o altri siti simili, ma anche quello che accade su Facebook e Twitter quando qualche caso scuote le coscienze. In quelle discussioni, in quei dialoghi, tra quei “mi piace”, tra quei commenti ai vari post, avviene quello che da sempre anima gli esseri umani: interrogarsi sul senso delle cose.
Certo, si potrà discutere se la modalità di ricerca e di discussione sia quella adeguata, se veramente tutta questa facilità di interazione faccia realmente bene o no alla crescita intellettuale. Ma rimane un fatto: l’umanità sulla rete è fondamentalmente una comunità interconnessa alla costante ricerca di senso.
C’è allora una sfida che ne consegue (e qui torno alla nota): non si tratta solo di adeguare un linguaggio per trasmettere qualcosa, il vero punto è “presentare il Vangelo come risposta alla perenne domanda umana di senso e di fede, che anche dalla rete emerge e nella rete si fa strada”. Sulla rete ci sono già persone predisposte alla ricerca e all’ascolto. Il punto è come vivono la rete i battezzati.
Sta per iniziare l’anno della fede che cadrà proprio nel 50esimo anniversario del Concilio che ha riportato in primo piano la chiamata universale alla santità e all’apostolato. Il tema della Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali ci ricorda questa chiamata: ciò che accade sulla rete ci riguarda da vicino, perché è lì che già siamo, dove sono gli uomini, le donne, dove sono i giovani. E’ lì che dobbiamo portare la fede, con naturalezza e sui temi che ci sono più congeniali. Ciascuno dal proprio posto, dalla propria prospettiva, sul proprio blog e dall’account su Twitter, magari con qualche contributo sulla Wikipedia. Dando risposte, intervenendo, proponendo e ascoltando.
Il punto fondamentale insomma non è tanto cosa fare “per la rete” ma come stiamo vivendo “in rete” in quanto cristiani. Il tema della Giornata delle Comunicazioni Sociali, fondamentalmente, ci sta parlando di apostolato: quel desiderio di parlare di Dio che deve permeare ogni sfaccettatura della nostra vita. Internet compresa.
Attendiamo gli spunti che il messaggio del Santo Padre vorrà darci il prossimo 24 gennaio sul tema.
Il tema scelto per la prossima Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali - "Reti Sociali: porte di verità e di fede; nuovi spazi di evangelizzazione" – è particolarmente interessante.
Nella breve nota che annuncia il tema emergono due idee fondamentali. La prima è che la rete è riconosciuta non più come semplice “mezzo” ma come vero e proprio ambiente in cui la maggior parte degli uomini e delle donne vive, stabilisce relazioni, comunica e dialoga.
La seconda idea è legata alla prima: i social network - e potremmo dire in generale la rete per come oggi viene usata - sono il luogo dove prendono forma le domande e le risposte di senso che ogni uomo cerca. Mi viene da pensare all’uso (e a volte abuso) che si fa della rete per trovare risposte attraverso Wikipedia o altri siti simili, ma anche quello che accade su Facebook e Twitter quando qualche caso scuote le coscienze. In quelle discussioni, in quei dialoghi, tra quei “mi piace”, tra quei commenti ai vari post, avviene quello che da sempre anima gli esseri umani: interrogarsi sul senso delle cose.
Certo, si potrà discutere se la modalità di ricerca e di discussione sia quella adeguata, se veramente tutta questa facilità di interazione faccia realmente bene o no alla crescita intellettuale. Ma rimane un fatto: l’umanità sulla rete è fondamentalmente una comunità interconnessa alla costante ricerca di senso.
C’è allora una sfida che ne consegue (e qui torno alla nota): non si tratta solo di adeguare un linguaggio per trasmettere qualcosa, il vero punto è “presentare il Vangelo come risposta alla perenne domanda umana di senso e di fede, che anche dalla rete emerge e nella rete si fa strada”. Sulla rete ci sono già persone predisposte alla ricerca e all’ascolto. Il punto è come vivono la rete i battezzati.
Sta per iniziare l’anno della fede che cadrà proprio nel 50esimo anniversario del Concilio che ha riportato in primo piano la chiamata universale alla santità e all’apostolato. Il tema della Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali ci ricorda questa chiamata: ciò che accade sulla rete ci riguarda da vicino, perché è lì che già siamo, dove sono gli uomini, le donne, dove sono i giovani. E’ lì che dobbiamo portare la fede, con naturalezza e sui temi che ci sono più congeniali. Ciascuno dal proprio posto, dalla propria prospettiva, sul proprio blog e dall’account su Twitter, magari con qualche contributo sulla Wikipedia. Dando risposte, intervenendo, proponendo e ascoltando.
Il punto fondamentale insomma non è tanto cosa fare “per la rete” ma come stiamo vivendo “in rete” in quanto cristiani. Il tema della Giornata delle Comunicazioni Sociali, fondamentalmente, ci sta parlando di apostolato: quel desiderio di parlare di Dio che deve permeare ogni sfaccettatura della nostra vita. Internet compresa.
Attendiamo gli spunti che il messaggio del Santo Padre vorrà darci il prossimo 24 gennaio sul tema.
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RomaSette, 23.11.2012






